LA «SAMARITANA» SIAMO NOI

 

LA «SAMARITANA» SIAMO NOI

     E’ sorprendente ripercorrere gli itinerari di Gesù dal deserto, a un monte elevato, a un pozzo ove avviene l’incontro con una donna samaritana. Gesù, in viaggio dalla Giudea alla Galilea, sta attraversando la Samaria e stanco sosta presso il pozzo di Giacobbe mentre i suoi discepoli si fermano nella vicina città di Sicar per fare provviste di cibo.

      Con la Samaritana Gesù parla, si relaziona, agisce a partire dalla forte coscienza interiore di sé e del suo essere. Da qui scaturiscono spontaneamente e senza pose parole "vere", gesti e scelte che tessono relazione, superamenti di blocchi e paure.

     Un dialogo di sette battute tra Gesù e la donna: sette domande e sette risposte. La caratteristica lampante del dialogo sta nel fatto che Gesù continua ad innalzare il livello del discorso, portandolo al di làoltre la domanda della Samaritana. Gesù, infatti, non risponde mai a tono alla donna, sollecitandola così ad andare al di là delle sue stesse domande. Egli porta la donna a interrogarsi, ad entrare nel vivo di ciò che vive e che per lei è un problema, a chiamare per nome le sue delusioni, le amarezze, i desideri della sua esistenza.
      Il dialogo si innalza sempre più e, giunto quasi all'apice, la Samaritana pare volersi sottrarre, rimandando a quel Messia che "dovrebbe venire", la spiegazione autentica della verità, quasi a dire: finiamo questo discorso e se un giorno questo Messia verrà, vedremo.
     Inattesa la risposta di Gesù: «Sono io, che parlo con te». Vale a dire: non è più tempo di rimandare decisioni, smetti di sfuggire, questo è il tempo della verità, perché il Messia è qui, «Sono io, che parlo, con te». Colui che le parla qui ed ora, è colui a cui non può sfuggire, perché la conosce dentro e la spinge ad andare oltre le reticenze e le resistenze.

Che cosa dice a noi questo testo evangelico? 
     - Chi è la Samaritana? È una delusa: dopo tante esperienze e promesse, l'orizzonte non si spalanca; è fiaccata da maltrattamenti, crudeltà, vendette, abbandoni...; appesantita dalla noia e dalla marea delle banalità del quotidiano, e perciò tutta presa dal desiderio di evasione; esausta dall'essere sfruttata; delusa, scettica, amareggiata, vuole eludere ogni discorso impegnativo... ma Gesù la incalza ad andare oltre... 
     -Che cosa attende la Samaritana? Non attende nessuno e nulla, le aveva provate tutte nella sua esistenza e non poteva più dar credito a nessuno... Ma quel barlume interiore, il desiderio della venuta del Messia che finalmente facesse verità - anche se era un desiderio assai vago - fa sì che, proprio a lei, il Messia si svelasse: «Sono io, che parlo con te»! 
  - «Sono io, che parlo con te»: alla donna, che mostra ancora di essere chiusa dentro l'attesa messianica tradizionale, Gesù attira l'attenzione su di sé, sul presente: «Sono io, che parlo con te». Gesù le chiede di accorgersi che il futuro che spera per lei è già iniziato!  Solo allora la donna, lasciate con Gesù le sue (tante!) precedenti preoccupazioni, paure, disinganni, ferite, progetti infranti, tradimenti, maltrattamenti  correrà in città e annuncerà il Messia. 
-La Samaritana è figura di ognuno di noi: quando ci rassegniamo a una vita quotidiana scialba e sempre identica a se stessa; quando ci accontentiamo della nostra fatica di attingere acqua del pozzo per una giornata e basta; quando ci infastidiamo di richieste che ci scomodano... Proprio in questo momento il Signore viene; ci porta oltre la nostra quotidianità e la nostra banalità e ci fa capire che l'altro, qualsiasi altro, non è un intruso, ma rappresenta un invito ad andare oltre noi stessi, a trovare il meglio di noi.
- Che cosa può riempire la nostra mancanza? Cerchiamo sempre di colmare la mancanza in diversi modi, sempre insoddisfacenti e che ci lasciano ogni volta un po' più di vuoto, "assetati", un po' più sofferenti. Come la Samaritana, siamo persone-di-desiderio, ma desideriamo un'acqua che ci disseti non solo per un istante ma per sempre. 
    - Gesù le si fa incontro nella sua sete, va da lei nella sua realtà esistenziale, in ciò che ella vive. Dagli oggetti con i quali pensa di colmare il suo desiderio, Gesù la porta al Soggetto stesso del desiderio, a quel Soggetto desiderante che non si lascia colmare da alcun "oggetto" del desiderio (si tratti di cose, di relazioni affettive, o anche di religiosità). 
    - La storia della Samaritana è la storia di un desiderio che non si lascia soddisfare da oggetti, di un vuoto che non si lascia riempire da alcuna lusinga, materiale, affettiva, spirituale che sia... È una sete che non può esser soddisfatta da nessuna acqua, ma solo dalla Sorgente che richiama una simile sete, cioè la Realtà stessa che suscita nella persona umana un tale desiderio, produce una mancanza simile, un'apertura  o una capacità infinita che solo l'Infinito può colmare. 
    - Per andare verso tale Sorgente, Gesù invita la donna a scavare il proprio pozzo, cioè il proprio desiderio e la propria mancanza, spingendola a non esaurire il proprio desiderio nell'oggetto desiderato, a non soddisfarsene e a scavare sempre più in fondo.

       Samaritana è ciascuno di noi, risvegliati dalla pagina all'incontro con un Tu nel cui profondo zampilla un'acqua a lungo attesa dalla nostra sete profonda. L'acqua della Parola,  che, se accolta, introduce alla conoscenza di sé stessi come templi di un Dio,  la cui sete ha l'apparizione dell'uomo nuovo che annuncia che le separazioni, le guerre e le discriminazioni per motivi etnici, di genere e di religione non appartengono né alla sua verità né alla sua volontà.