4. Il discorso de re 20+20=130

 

4. Il discorso de re 20+20=130

GIOCARE  A SCACCHI CON LA MORTE. Cronache della Speranza

 

CAPITOLO QUARTO: IL DISCORSO DEL RE

Tutti, dai Pedoni agli Alfieri, dai Cavalli alle Torri si affaccendavano intorno alla nuova base, ridefinendo gli spazi, creando nuovi luoghi dove progettare insieme le prossime mosse, ripulendo e lucidando le armi. L’esercito dei Bianchi iniziava a risplendere sotto al sole del campo di battaglia con la sua nuova armatura, lucente e più comoda ed accogliente del previsto. Il Re e la Regina gioirono nel vedere il popolo bianco riunito in un’unica dimora. E nel contempo riflettevano: vivere nella stessa Casa avrebbe reso tutti un popolo unito? Un cuor solo e un’anima sola?  In fondo, senza questa Comunione non ci sarebbe stata nessuna novità e agli entusiasmi iniziali sarebbero succedute delusioni dolorose.

Molta energia era stata spesa per radunare i pezzi sparsi e frammentati, nel ragionare con loro, abituati a correre dentro lo stesso recinto senza seguire lo stesso percorso. Tanto tempo era occorso per radunare i molti uomini e le molte donne animati dalla stessa appartenenza a Don Bosco, ma incapaci di trovare per loro stessi un nome solo, uno spazio condiviso, un volto unico. Quel volto, il volto del Salvatore, nel nome del quale l’intera battaglia si stava combattendo sotto i sigilli di Don Bosco, era lì, ma per molti ancora sfocato, a tratti invisibile. 

Il cuore di ogni componente dell’esercito era spinto  dall’impeto legato alla ricerca di una rinascita, ma era forse ancora troppo vago.  Soprattutto i più giovani, avevano bisogno di sentirsi dire apertamente la ragione profonda di ciò che stava accadendo. Insieme si è più forti, è vero. Ma ogni buon padre ed ogni madre saggia sanno che, per essere una famiglia, non basta costruire una casa per i propri figli e dar loro da mangiare. La seconda mossa non avrebbe previsto una strategia di attacco al nemico, ma una ristrutturazione delle fondamenta dell’esercito: le Anime.

La nuova Casa si era ripopolata grazie alla migrazione di molti giovani, intervenuti anche in seguito alla nuova schiacciante vittoria contro la M! dell’Estate Ragazzi 2015 il vero emblema della rinascita. I giovani sono sempre il “bottino” più bello delle nostre battaglie, le anime il frutto del commercio salesiano. 

I giovani più attivi, il Clan e i ragazzi della Compagnia del Triennio degli Amici di Domenico Savio, gli animatori ed i capi, i Cooperatori, gli anziani, le famiglie che avevano deciso di coinvolgersi chiedevano, inconsapevolmente, di saziare una sete profonda, di curare una piaga inferta dalle armi nemiche e lasciata troppo tempo aperta: le relazioni. Fu così che il Re, attingendo la forza dalla sua Regina e affidandosi alla Mano, si rivolse all’esercito dei Bianchi. 

«Popolo dei Bianchi, grande è stato il vostro coraggio nel migrare in questa nuova Casa, che, in realtà, è sempre stata nostra. Eppure, come tante volte avete sentito dire, “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere occhi nuovi”. Per questo vi chiedo non solo di godere della possibilità di stare vicini in questo nuovo territorio, ma di abitare questa nuova situazione con tutto il cuore, imparando a condividere non solo lo spazio comune, ma la vostra stessa Vita. Vedete, la nostra Regina ospita il ritratto di una Madre con un grande manto, capace di accogliere chiunque si rivolga a Lei per sfuggire al nemico, soprattutto i giovani a cui la Vita ha chiesto di vivere questa battaglia. Il mio sogno è che sotto la corazza che con tanta fatica abbiamo conquistato, batta, all’unisono, un cuore solo. Che i Pedoni vivano insieme ai saggi Alfieri, che le Torri diano ricovero e guidino i Cavalli, che tutti, insieme a me e alla Regina, possiate radunarvi intorno al banchetto Eucaristico che la Mano ci prepara. La M! sa bene quanto sia facile infiltrarsi tra chi è disunito. Condividiamo la bellezza che abbiamo conquistato e non ci sarà nessun nemico di cui dovremo aver paura!». 

Ben presto, l’Oratorio Centro-Giovanile divenne per molti una Casa. I giovani, ciascuno nel proprio gruppo di appartenenza, iniziarono a sperimentare una vita settimanale condivisa, mangiando con la comunità salesiana, dormendo nello stesso luogo dove si addestravano a combattere il nemico e a fortificarsi, a riunirsi nella piccola cappellina, per pregare e fermarsi davanti al Salvatore che aveva per loro una promessa di felicità. Le prime convivenze dei giovani dei gruppi apostolici erano iniziate, timidamente: le camere del terzo piano erano state preparate con un duro lavoro di sistemazione e ben presto avrebbero ospitato, in maniera frequente, i giovani del Clan, della neonata Compagnia del Savio e moltissimi altri giovani. Anche coloro che alla Casa si sarebbero avvicinati tramite l’esperienza delle CondiVivenze. Era, questa, un’ esperienza ereditata nel marzo del 2016 dai sacerdoti della diocesi di Macerata: classi di ragazzi desiderosi di sperimentare la vita comune al di fuori dell’aula scolastica e nella gratuità del servizio,venivano accolte dai giovani e dagli adulti della Casa Salesiana. 

La convivialità dei pranzi domenicali diventava sorgente di comunione più intensa e più ampia.

Una coppia di sposi si era stabilita in Casa, per poter dar vita alla loro famiglia ed essere, per i giovani e non solo, un esempio di amore coniugale al servizio e in comunione con la più grande famiglia che si stava formando in Oratorio.

Vivere insieme, prima di tutto. 

Alcuni fra i giovani oratoriani avevano iniziato a coltivare il desiderio di poter fare di quelle brevi ed intense esperienze settimanali, uno stile di vita. Si stava delineando un nuovo battaglione nell’esercito dei giovani Bianchi: per loro la Casa divenne CASA a tutti gli effetti, sull’esempio di quel grande condottiero di anime, don Bosco, a cui la Mano offrì, dopo tanta ricerca, la tettoia Pinardi come rifugio e dimora dei suoi giovani: Casa Pinardi divenne l’icona del “vino nuovo negli otri nuovi” di cui parla il Vangelo.

Povera M!, altri attacchi non previsti. Si manifestavano insoliti e, per Lei, dolorosi. Dopo il nuovo schieramento, la conquista del centro e lo spostamento dei Bianchi alla sorgente della loro identità, queste dinamiche salvifiche di famiglia infliggevano delle profonde ferite che, come frecce scagliate con precisione, miravano al suo punto debole, silenziosamente ed inesorabilmente.  

Per molti passanti e per il pubblico meno attento a questa strana battaglia, l’Istituto rimaneva ancora il grande ed oneroso fantasma di una sconfitta passata. Era, invece, una Casa e, al suo interno, i membri della famiglia si riunivano sotto il manto regale della coppia Giuseppe e Maria, riconoscendosi dopo tante faticose battaglie, non solo come alleati, ma come fratelli.

 

L'audio-racconto


 

 

Le testimonianze- Prima parte


 

Le testimonianze- Seconda parte


 

 Le testimonianze- Terza parte




L'intervista


Se non lo avete ancora fatto, leggete il terzo capitolo della nostra storia