12. EPILOGO. ASPETTANDO LA PROSSIMA MOSSA

 

12. EPILOGO. ASPETTANDO LA PROSSIMA MOSSA

GIOCARE A SCACCHI CON LA MORTE.CRONACHE DELLA SPERANZA

 

EPILOGO. ASPETTANDO LA PROSSIMA MOSSA

Un esercito schierato, una comunità di individui che cercano di riconoscersi fratelli, una Casa da abitare e da mettere al servizio della Mano. Tutto bellissimo, ma scommetto che vi starete chiedendo come è finita questa partita. 

Ricapitoliamo allora velocemente quanto successo: eravamo pochi, disuniti, sparpagliati, non senza fatica ci siamo organizzati, abbiamo riconquistato la Casa, gli abbiamo dato una nuova Vita, una nuova forma. 

Inizialmente ci sembrava abbastanza, ci stavamo per accontentare di un comodo armistizio: la Mano ha scosso la terra e ha detto no, ha rilanciato la posta in gioco affidandosi alla Provvidenza. 

Abbiamo messo nello zaino tutta la responsabilità e l’impegno che la Mano ci chiedeva e abbiamo continuato a camminare, zaino in spalla, verso un domani che nessuno sapeva descrivere con precisione. Ci siamo affidati, abbiamo ritrovato la nostra Chiesa, tutti abbiamo messo qualcosa in questa partita. Senza il più piccolo dei pedoni non sarebbe stata la stessa. 

E ora? 

Ora ci tocca affrontare la più dura delle verità: questa partita non finirà. La M! non può essere sconfitta definitivamente se non dal Cristo, e nemmeno Lui ci ha lasciato l’elenco delle mosse da seguire. Come negli scacchi non esiste una ricetta, un algoritmo per sconfiggere la M! e vincere al gioco della Vita.  

Quindi? Che si fa? 

Bisogna vegliare, mantenere le posizioni, tenere gli occhi aperti, perchè la Mano continua a MUOVERE. Se sapremo mantenere il dialogo con Lei e terremo le orecchie tese, ci lascerà la libertà di giocare il nostro gioco, di interpretare il ruolo che più ci fa sentire noi stessi. 

Ora che abbiamo svelato il nostro piccolo segreto usciamo per un attimo dal vivo del campo di battaglia e facciamo un salto fuori dalla scacchiera. 

Avete presente la scena de L’attimo fuggente in cui Robin William con un agile balzo salta sulla cattedra? “Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo guardare le cose da angolazioni diverse, il mondo appare diverso da quassù” ripete il famoso insegnante protagonista.

Immaginiamo di cambiare il nostro punto di vista quindi, e mettiamoci ad osservare tutta la scena da un punto di vista esterno: come appare il nostro microcosmo? 

Ogni partita a scacchi, giocata all’aperto, attira un pubblico, come quelle scene di alcuni film in cui nel parco giocano alcuni vecchietti sul tavolo, concentrati. Non sareste curiosi di andare a vedere chi vince? La partita a scacchi ha una sua attrattiva, i giocatori prendono il loro tempo per pensare alle mosse e, in quel religioso silenzio, anche lo spettatore prova a mettersi nei panni degli sfidanti. “Cosa farei io al suo posto?” 

Se un passante osservasse abbastanza a lungo riuscirebbe a capire alcune delle strategie dei Bianchi e dei neri, e potrebbe suggerire una mossa, potrebbe anche chiedere il perché di un’altra, e capendo sempre di più, si appassionerebbe e prima o poi vorrebbe giocare, perché a nessuno piace solo stare a guardare.

Questa è successo nella nostra Casa. Alcuni sono stati coinvolti più o meno casualmente nel grande e serio Gioco della Vita. C'è chi è entrato per una partita a ping pong, chi è stato attratto dalle Associazioni, chi per una settimana in convivenza ha vissuto esperienze senza eguali, ed è stato stregato. Alcuni di loro hanno voluto seguire una nota che ha risuonato nella profondità di un animo in ascolto. 

Lungi da noi l'essere melliflui, retorici e buonisti, non è andata sempre così. 

C'è chi ha visto poche mosse e si è annoiato a morte, chi non si è fermato nemmeno a chiedersi perché si giocasse, chi ha giudicato inutile e stupido giocare una partita senza fine. 

Ogni partita a scacchi ha quindi degli spettatori, che reagiscono in maniera diversa. Ma perché ci stiamo soffermando su un dettaglio apparentemente irrilevante? 

La Mano non è mai autoreferenziale. La sua logica  va sempre oltre la logica umana povera e limitata. Il desiderio della Mano è la Comunione della Vita. Vuole coinvolgere più persone possibili e celebrare la Vita di tutti. Dobbiamo ricordarci che Re e Regina hanno l’unico scopo di rendere forti nell’amore tutti coloro che vogliano fermarsi e prendere parte al gioco. L’Oratorio Centro Giovanile perde qualsiasi significato se si dimentica di testimoniare e comunicare le vicende della battaglia. C’è un quartiere, una città, un paese, un mondo intero da coinvolgere, amici e famiglie a cui si ha il dovere di ricordare che la Vita è VIVA e non può morire fintanto che ci saremo noi.

I pezzi cambiano più o meno velocemente, la storia, se non viene raccontata, rischia di sparire con i suoi interpreti.  

A voi pubblico di oggi e protagonisti del domani, la prossima mossa! 

W la Vita.

FINE

 

L'audio- racconto


Se non lo avete ancora fatto, leggete l'undicesimo capitolo della nostra storia.