10. Il rischio di esporsi 20+20=130

 

10. Il rischio di esporsi 20+20=130

GIOCARE A SCHACCHI CON LA MORTE: CRONACHE DELLA SPERANZA

 

CAPITOLO DECIMO: IL RISCHIO DI ESPORSI

Superata l’ansia del terremoto e oltrepassati gli errori di prospettiva si lavorava alacremente, per offrire una speranza di futuro ai giovani. 

Ma qual è il futuro per un giovane?

A questa domanda la Mano offriva una risposta precisa: il futuro del giovane è già in atto se egli può sperare di diventare un adulto solido e affidabile: un adulto credibile a cui gli altri possono concedere la loro fiducia. 

Non è rassicurante lavorare per la comunione, in una società  fondata sul principio del filosofo Thomas Hobbes, per cui ciascuna persona  è un lupo feroce, pericoloso per tutti gli altri.

Non è rasserenante parlare di fiducia quando tutto viene valutato con un prezzo, stabilito dal valore di mercato, e tutto viene venduto al miglior offerente. 

Non è prudente proporre la gratuità delle relazioni se il profitto economico è il modo di misurare la qualità delle relazioni.

No, non è sicuro.

Ma questa era la prospettiva della Mano: bene comune, dono di sé, offerta gratuita. 

Questo era il vero attacco della Mano al dominio della M!: colui che fu tradito per 30 denari, offrì se stesso affidandosi del Padre che lo aveva mandato per il bene dei fratelli che lo avrebbero accolto. E basta.

Meraviglioso scambio!

Commercio, si, ma di anime. Mercato, certo, la cui merce è la generosità. 

A questo punto bisognava prendere posizione!

O con Lei o contro di Lei: la Mano era riuscita a cambiare lo schema di gioco. Chi cercava la Vita si schierava con Lei. 

Ciascun pezzo, giorno dopo giorno, imparava la lezione: donare ciò che si riceve, non trattenerlo per sé; aprire una strada nuova, non per arrivare primi, ma per condurre tutti alla meta. Specialmente i più poveri. 

“Dònati gratuitamente, tu non hai un prezzo”. 

Questa era la libertà che insegnava la Mano

Cosa pensate che provocasse questa strategia nel campo nemico? 

Dove comanda il culto dell’accaparramento, questa libertà di spirito provocava rabbia e invidia, invidia e rabbia. 

Il nemico schiumava rodendosi il fegato. 

Non bisogna credere che la Mano fosse digiuna di economia. In realtà proponeva una sana economia delle relazioni. 

Se ogni pezzo avesse offerto tutto sé stesso al fine portare a compimento la battaglia ne avrebbe tratto ogni giovamento per sé - diventando un pezzo pregiato - per gli altri, che avrebbero ricevuto un contributo unico e originale; e per tutti, perché non c’è niente di più vero che lavorare insieme per qualcosa di cui godranno tutti. 

Economia integrale. Tutto viene considerato, nulla trascurato. Tutti vengono considerati, nessuno tralasciato. 

I ragionieri del profitto inorridivano di fronte a queste valutazioni. Per questo attaccavano con forza. 

Dove la Mano chiedeva offerte, essi incoraggiavano tutti a scroccare: “Una cosa che non ha prezzo, non si paga” -  dicevano. E non capivano che il dono, chiama un altro dono. Quando la Mano donava, essi avviavano la propaganda contro lo spreco. E se la Mano dava accoglienza, essi ne approfittavano per abusarne. 

Quella sull’economia fu la battaglia più insidiosa. 

Sul dono gratuito e sull’offerta di sé stessi si giocò tutto il senso della partita. I pezzi sulla scacchiera furono chiamati a dare tutto, per affrontare il nemico più grande: l’egoismo narcisista e consumista. Esso divorava gli animi dal di dentro, perché spingeva tutti a pensare che non ci sarebbe stato nessun altro a prendersi cura di ognuno, se non il proprio Ego. E così tutti dovevano lottare contro la tentazione di sentirsi soli e abbandonati, costretti ad occuparsi di sé stessi. 

La Mano aveva mostrato già da tempo, con l’offerta di se stessa fino alla morte, che questa non era la visione giusta della partita. La M!, da secoli, vinceva tutte le partite proprio per questo motivo: al centro della sua strategia c’era sempre la paura, che la Lei generava, di restare soli. I pezzi, abbagliati da questa paura iniziavano a concentrarsi su sé stessi e rimanevano isolati, proprio come un atollo in mezzo all’oceano. A quel punto era semplice aggredirli uno per uno e farne un sol boccone.

La Mano introdusse la Comunione reale. Per vincere la guerra la Comunione doveva entrare nell’Economia: perché tutti vivessero per gli altri e non per sé stessi. E perché ciascuno fosse il custode del desiderio dell’altro, non del proprio. in questo modo nessuno sarebbe stato un’isola. 

La Comunione chiede di esporsi. Chiede di consegnarsi. Chiede di donarsi. La Comunione costruisce legami, li rinsalda e fa gustare quanto è bello dirsi fedeli al prossimo, non al suo denaro. 

Questa battaglia non finirà mai. Fino a quando ci saranno persone in più da coinvolgere in questo meraviglioso scambio di doni ci sarà una scacchiera da occupare. 

Per questo imparammo a giocare a scacchi. Per questo non smetteremo: per onorare la Vita  che abbiamo ricevuto, conosciuto e servito.  

W la gratuità.

 FINE CAPITOLO DECIMO
 
 
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