Verso il secondo incontro #santinchesenso

 

Verso il secondo incontro #santinchesenso

Al via il secondo incontro del Lab'Oratorio Giovani in cammino sul percorso #santiinchesenso: giovedì 30 gennaio alle 20.30 tutti i giovani sono invitati a riunirsi al Teatro Don Bosco per un gustoso aperitivo e il momento di confronto e riflessione dal titolo "Benedetta Economia", tenuto da don Flaviano D'Ercoli sdb e don Francesco Galante sdb.

Ci prepariamo a vivere questa serata di incontro e condivisione, ripercorrendo il primo incontro di Lab'Oratorio Giovani, "Santi o eroi?", tenutosi il 28 novembre 2019 con la preziosa partecipazione della prof.ssa Carla Canullo. 
 
 
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Il santo e l’eroe, queste sono le due figure su cui abbiamo cercato di fare chiarezza al primo appuntamento del Lab’Oratorio Giovani. Rifocillato il corpo con l’aperitivo e messo a suo agio l’animo con il palco allestito a mo’ di salottino, la mente si è subito accesa e a districarci tra i nostri interrogativi ci ha aiutati la professoressa Carla Canullo, docente di ermeneutica interculturale e filosofia della religione presso l’ateneo della nostra città.
 
Innanzi tutto, occorre fare una distinzione tra ciò che è sacro e ciò che è santo: entrambi i termini ritrovano la loro radice in una parola indoeuropea che indica lo spazio di incontro con il divino, ma il primo è associato più all’imperativo del nume che, indispettito, scatena la sua ira, quasi ad indicare un moto discendente dal cielo alla terra. “Santo”, d’altro canto, esprime il movimento nel senso opposto: è a quanto di divino l’umano può aspirare, la dimensione più alta e compiuta espressa potenzialmente dalla sua natura.
 
Quali differenze, dunque, tra il santo e l’eroe? A dire il vero, meno di quante me ne sarei aspettate, perché nessuno dei due ricerca mai questo titolo o se lo affibbia da solo, ma entrambi mettono da parte sé stessi per vivere – e molto spesso morire – diffondendo o difendendo un ideale che hanno posto a scopo della loro esistenza. Tutti i santi, infatti, sono diventati tali offrendo “una gloriosa testimonianza […] con l'esercizio eroico delle virtù” (Papa Giovanni Paolo, Divinus perfectionis magister) e ogni eroe rifiuta di scendere a compromessi con il mondo e lotta santamente, costi quel che costi, per il bene comune, per amore della giustizia sociale e della verità.
 
Con la disponibilità e l’affabilità della professoressa Canullo, abbiamo dipanato ogni dubbio sui tratti in comune, ma permettetemi una considerazione personale su quelle che possono essere alcuni punti di contrasto. Se tutti i santi sono eroi, non sempre tutti gli eroi sono santi, perché è vero che entrambi hanno un valore come motore del proprio agire, ma mentre da un lato è sempre la costruzione del Regno di Dio, dall’altro non bisogna darne per scontata la bontà e, anche qualora quest’ultima venga riconosciuta, non dimentichiamoci mai di valutare pure i mezzi con cui un eroe ha raggiunto il suo nobile fine, dal momento che “un'intenzione buona (per esempio, aiutare il prossimo) non rende né buono né giusto un comportamento in se stesso scorretto” (CCC 1753).
 
Parlare di questi temi non deve farci scoraggiare per la nostra condizione, che facilmente appare anonima e mediocre quando posta accanto a personaggi del calibro, ad esempio, dei martiri, ma, anzi, deve infiammarci i cuori e stimolarci alla conquista di una santità che è la medesima dei “santi d’altare”, perché viene dall’unico Cristo, ed è allo stesso tempo irripetibile, perché risponde ad una vocazione che è meravigliosamente personale: siamo tutti chiamati, a modo nostro, ad essere eroi del quotidiano e – rubo l’espressione dal titolo di una bellissima mostra – santi della porta accanto.