HIC. Qui videro e credettero

 

HIC. Qui videro e credettero

Dal diario dei pellegrini Cesare e Cecilia

Di Cesare Micozzi

Sono già passate più di due settimane dal nostro viaggio in Terra Santa, ma è difficile, durante il giorno, anche quando si è presi nelle occupazioni quotidiane, non fermarsi un istante perché sopraffatti dai ricordi. Allora quei luoghi riappaiono agli occhi della mente come reali, le narici sembrano di nuovo pervase dal pungente aroma delle spezie e negli orecchi riecheggia la vita di chi ha scelto di condividere la propria intimità con gli altri pellegrini.

Quello che segue non è la nostalgia per qualcosa che è stato, come potrebbe accadere per una vacanza come tante, ma una fortezza e una gioia che ti riempiono il cuore. La stessa fortezza e la stessa gioia che hanno provato gli apostoli quando, in quel cenacolo, hanno visto la fiamma dello Spirito posarsi su di loro e si sono sentiti chiamati ad annunciare Colui che è la Verità. La stessa fortezza è la stessa gioia che ha provato Lazzaro quando, in quella tomba, ha visto sconfitta la propria morte da Colui che è la Vita. La stessa fortezza è la stessa gioia che hanno provato Maria e Giuseppe quando, in quella grotta, contemplavano il mistero di quel bimbo cui avrebbero dovuto insegnare ad essere uomo, sebbene, cresciuto, sarebbero stati loro a dover seguire Colui che è la Via.

Un viaggio in Terra Santa non ti lascia indifferente: dovunque ti trovi nel tuo cammino di crescita spirituale, qualunque sia il tuo rapporto con la fede, quelle strade, quegli incensi, quegli sguardi hanno il potere di dissipare molte ombre, ma allo stesso tempo suscitano nuovi interrogativi. Uno tra tutti, come possono queste pietre testimoniare l’Amore che hanno veduto se l’atmosfera che le circonda è intrisa di tensione e trasmette conflittualità? Viceversa, come può la gente continuare a costruire muri e fare tanta fatica a chiamarsi fratelli, proprio laddove lo stesso Dio ci ha chiamati figli?

Una lezione che non passa certo indifferente è quella della preghiera e molto ci è stato trasmesso anche dalle altre confessioni, come quella ebraica, che vede nel dialogo con l’Altissimo non solo un moto dell’animo, ma un vero coinvolgimento di tutto il proprio essere, corpo compreso. E se da un lato la lettura dei Salmi sembra diventare una danza, dall’altro, i monaci ortodossi, arroccati su una roccia, mostrano quanto sia prezioso il deserto esteriore per sgomberare lo spazio della propria interiorità ed è lì, nel silenzio, che riescono ad incontrare il Signore.

Nulla però può superare l’aver percorso quei luoghi con la Bibbia sempre a portata di mano perché ora possiamo testimoniare con rinnovato entusiasmo che il Regno è vicino, proprio come annunciava Gesù sulle rive di quel lago che abbiamo solcato, che Cristo per noi ha versato il suo sangue lungo quella via della croce che noi abbiamo percorso e che, da quella pietra del sepolcro che abbiamo baciato, Lui è risorto dai morti. Sì, Lui è davvero risorto.

 

 

Di Cecilia Ruggieri

Dopo l'ennesima volta che provo a scrivere questo articolo per spiegare un po' il pellegrinaggio in Terra Santa sono giunta alla conclusione che non c'è una maniera giusta per poterla raccontare, quindi proverò a regalarvi una sintesi di qualche pagina del mio diario. Di una cosa sono certa, che quella frase che più volte ho sentito, e ho sempre creduto una diceria, " la Terra Santa ti cambia", se sei disposto a viverla è vera. È la Terra Santa, proprio come lo Spirito, e per mezzo di lui, perché ne è invasa, scende pian piano dentro il pellegrino, che se si lascia stupire e guidare dalla curiosità, sarà abitato da essa. La Terra Santa è il luogo della Bibbia, ogni angolo ne parla, racconta una storia, che anche se sei straniero senti che ha a che fare con te. È come camminare per strade di un mondo che sembra tanto lontano, ma infondo senti che parla con te, parla della tua storia. Si respirano odori contrastanti, ogni via ha il suo profumo, ogni crocicchio ti chiede di fermarti a guardarlo, a vedere quante umanità si incrociano e intrecciano, quante realtà che mai avrei pensato di conoscere, quanta diversità abita e unisce un territorio. Abbiamo vissuto momenti molto intensi, abbiamo avuto occasione di studiare la Parola proprio lì dove si è compiuta, abbiamo potuto assaporare la dolcezza di una fede che continua a pulsare in un cuore grande e tanto ferito che la accoglie. Ma il bello è che restano vivi in me, è come se sentissi l'esigenza di doverne parlare, ogni giorno, anche a distanza di tempo, c'è un pezzo del mio viaggio si incastra nei discorsi quotidiani, tanto che oramai i miei conoscono il mio viaggio quasi a memoria.

La fortuna di fare un campo biblico in Terra Santa per me è stata di riuscire a farmi coinvolgere a pieno dalla Parola, da lei mi sono lasciata guidare in questo cammino che è stata tutta grazia, e diciamolo, laggiù è facile lasciarsi toccare da spunti di Dio. Abbiamo avuto la possibilità di fare un vero e proprio percorso, da pellegrini e da cercatori di bellezza, non fatto solo di passi e panorami, ma anche di preghiera e fede. Ogni giorno una precisa parola attirava la mia attenzione, come fosse pronta apposta per me, ed alla fine, rileggendo bene il mio diario di viaggio, mi sono resa conto che quelle parole raccontano una storia che non è solo mia, ma di un popolo intero. La fatica del viaggio è stata quella di lasciarsi guidare dalla fede, e da essa lasciarsi addolcire, per conoscere l'umanità di Dio. Ci siamo dovuti più volte chinare per entrare nella grotta della natività a Betlemme, o nel Santo Sepolcro, o per toccare le pietre che han visto passare Gesù: questo piccolo gesto nasconde in sé una grande verità, che come Dio si è fatto uomo per noi, noi per capire il Suo mistero dobbiamo farci piccoli, farci figli. È con questo sforzo che poi si può assaporare la vera gioia. Noi abbiamo avuto l'occasione di coglierla nel silenzio del roccioso deserto di Giuda o nella sentimentale cura ortodossa dei monasteri che ci ha aperto gli occhi ad una fede più sentimentale, che non parla per concetti come tendiamo a viverla noi oggi, ma lascia che il cuore si apra all'ascolto della vera Parola e si lasci commuovere da un Dio che per i suoi figli piange. L'unica pretesa che ha terra Santa è di essere vissuta a pieno. Perché nulla passi senza lasciare il segno. Da lontano non si può capire quanto quel fazzoletto di terra pieno di contraddizioni e laceranti ferite possa ancora avere qualcosa da donare. Eppure solo passando lì, solo giungendo in quelle strade, incrociando sguardi, sentendo le loro storie si può tornare a sentire quanto sia forte il battito della fede. E lì di fede ce n'è davvero molta, è quasi palpabile, potete dargli il nome che volete, raccontarla in quante lingue conoscete, cercarla al muro occidentale, nelle moschee o nelle cripte, ma nessuno può negare questa bellezza. Basta questo per riaccendere in noi la voglia di vivere a pieno la nostra vita e sentirci un po' come Lazzaro che, avendo incontrato la Luce, si alza, torna a camminare per le sue strade testimoniando la bellezza di Dio che si è fatto uomo per noi e ci aspetta alla Gerusalemme celeste.

Non posso concludere tutto questo se non ringraziando, perché tutto è stato grazia, le speranze di una comunità che ci ha accompagnato alla partenza, l'allegria e l'intensità vissuta con i 50 compagni di cammino dell'Mgs, la passione delle guide Don Andrea Lupi e Don Emanuele De Maria e la bella presenza di Suor Nicoletta e Suor Loredana che hanno reso questo tempo davvero speciale, l'affetto della comunità di Fma di Nazareth e Sdb di Gerusalemme che ci hanno accolto, la disponibilità di Padre Giuseppe e tutti gli altri abitanti e custodi della Terra Santa che hanno permesso a noi e a tanti altri come noi di poter conoscere e vedere. E potrei continuare per ore a scrivere.

Ora chiedo a voi che leggete un grande piacere, fermateci per le strade, per i corridoi dei nostri oratori e chiedete, fateci parlare di quello che abbiamo visto e conosciuto, perché questa grazia non vada sprecata e non resti solo nostra. Aiutateci a mantenere vivi in noi il ricordo, l'emozione, la sensazione di quando abbiamo accarezzato il Sepolcro, o il fruscio del vento del monte Tabor, la profondità di rivivere il battesimo sulle rive del Giordano... 

Hic, qui, a Gerusalemme è scritto ovunque, ed ora è nei nostri cuori, lasciateli esultare.