ANIMATORI AL BIVIO: LA FORMAZIONE CONTINUA

 

ANIMATORI AL BIVIO: LA FORMAZIONE CONTINUA

Di Andrea Maurilli, Cecilia Ruggeri, Cesare Micozzi, Francesco Cona, Giorgia Cacciolari

 

Partiamo con ordine: chi siete?

Ci presentiamo: Andrea, Cecilia, Cesare, Francesco e Giorgia. Siamo cinque giovani della Compagnia del Savio tra i 18 e i 19 anni, entrati quest’anno nella Comunità Animatori e con tanta voglia di assumere un ruolo attivo nella nostra Casa.

 

Qualcuno si potrebbe chiedere… Ma chi ve l’ha fatto fare?

“Don Salvatore” va bene come risposta? A parte gli scherzi, la maggior parte di noi ha già percorso le due precedenti “tappe” previste dalla nostra Ispettoria per la formazione degli animatori (il Campo Base e il Campo Bosco, ndr) ed eravamo decisi a continuare quest’avventura.

Cecilia: Io sono l’ultima arrivata nella Compagnia, ma nonostante questo, anzi, proprio per questo ero interessata ad approfondire la spiritualità salesiana e a capire come ci si sente a fare parte di questa curiosissima famiglia.

Dove siete stati?
A Castagno d’Andrea, che ha dato i natali al pittore Andrea del Castagno! Al di là dei giochi di parole –anche se è vero–, il posto è un piccolo angolo di paradiso nella provincia di Firenze. Arrivarci è stato un “viaggio della speranza”: biglietti alla mano, abbiamo preso il treno a Foligno e, presa per un pelo la coincidenza a Firenze Campo di Marte, siamo giunti a Dicomano: una stazione, una chiesa e appena 5000 abitanti. Da lì, don Daniele Merlini, l’incaricato della Pastorale Giovanile, ci ha accompagnati, con la sua guida che definire “sportiva” sarebbe un eufemismo, fino alla nostra meta!

Che cos’è questo Campo Bivio?
Come già detto, Il Campo Bivio è l’ultimo gradino per essere a tutti gli effetti educatori secondo lo stile del nostro santo preferito, don Bosco. “Perché si chiama così?” starete sicuramente per chiederci. Allora, il bivio, ha sempre rappresentato, e rappresenta anche per noi, un’opportunità e una preoccupazione. L’opportunità di realizzare la nostra libertà, di poter scegliere ciò che riteniamo più giusto per noi, di poter realizzare i nostri sogni e desideri. Allo stesso tempo, però, aleggia sempre l’ansia di non sbagliare, di non tagliare dei ponti che poi non saranno più percorribili. La nostra è un’età piena di bivi e all’inizio ci sentiamo tutti un po’ come Alice quando, nel suo “Paese delle Meraviglie”, ad un incrocio chiese allo Stregatto: «Che strada devo prendere?» La risposta fu una domanda: «Dove vuoi andare?». «Non lo so», rispose Alice. «Allora –disse lo Stregatto– non ha importanza».
Ma noi ci siamo accorti che non possiamo comportarci così: è nostra responsabilità capire dove vogliamo andare e quale strada dobbiamo intraprendere.

 

Diteci di più!

Stare al campo non è stato troppo diverso dall’andare a scuola. Anzi, era quasi più difficile: lezioni al mattino e al pomeriggio e, alla fine, addirittura l’esame! Ma, dopo tutto, è stata una bellissima esperienza. Ci siamo confrontati con tanti ragazzi di tanti dialetti diversi, abbiamo scalato il Monte Falterona e bevuto addirittura l’acqua alla sorgente dell’Arno. Al mattino tanta allegria con le buffe rubriche di Radio Ex-Bau  e la sera ancora un sacco di divertimenti, scaldati da uno scoppiettante falò e deliziati da salsicce alla griglia! E, ovviamente, non potevano mancare momenti di condivisione con l’equipe di Salesiani, FMA e Cooperatori, preghiera in cappellina e riflessioni con il naso all’insù a contemplare Cefeo, Cassiopea e le altre stupende costellazioni, che sembrava potessimo toccare con le dita.

 

Cosa vi siete riportati a casa?

Giorgia: Senza dubbio le amicizie, alcune nuove e altre consolidate, e il clima di famiglia creato non solo tra noi, ma anche con i membri dello staff, che ci hanno fornito, con i laboratori e i corsi, non solo le tecniche per diventare bravi animatori, ma vere e proprie istruzioni di vita.

Andrea: Io l’ho vissuta come un’occasione per guardarmi dentro e imparare qualcosa in più su me stesso.

Cecilia: Ho scoperto un orizzonte che prima non conoscevo e ciò che ho vissuto mi ha sicuramente aperto gli occhi e toccato alcune intime corde del cuore, ricaricandomi e dandomi la giusta energia per affrontare nuove sfide.

Cesare: Mi porto a casa gli strumenti per collaborare in modo consapevole nella nostra Comunità Educativa Pastorale e poi, che bello sapere che non siamo soli a camminare sulla nostra strada, ma che Dio ci invita a fare un progetto a quattro mani con Lui.

Francesco: Per me è stata un’esperienza indimenticabile, toccante e fondamentale, grazie anche alle testimonianze e agli esempi di vita che ci sono stati proposti, che mi hanno suscitato grandi domande circa la mia vita, come quelle sul ruolo del Signore nella mia storia.

 

Avete qualcos’altro da dire, ragazzi?

Non ci resta che ringraziare tutti quanti hanno reso possibile questo campo, da chi ci ha invitati a partecipare, a coloro che hanno lavorato per organizzarlo. Ora abbiamo proprio detto tutto e andiamo a goderci il nostro meritato riposo. Ciao a tutti e viva don Bosco!